Sono un camorrista e mi piace il blues, un titolo provocatorio che dà all’autore il pretesto per raccontarsi e raccontare storie attraverso monologhi e canzoni.
A metà strada tra autobiografia e sceneggiatura, tanto da aver dato vita anche a un adattamento teatrale, il libro si sviluppa con una serie di monologhi che sembrano pensati per essere recitati davanti a un pubblico. Il lettore, infatti, non è mai solo spettatore passivo: viene coinvolto come se fosse seduto in platea ad assistere a uno spettacolo fatto di storie, ricordi e riflessioni sulla vita.
Scassillo si racconta senza filtri, alternando momenti di ironia a passaggi più malinconici e introspettivi. Le sue parole scorrono come una musica di sottofondo (tra le pagine troviamo anche i testi dei suoi brani) che diventa una presenza costante capace di amplificare ogni sfumatura del racconto.
Il risultato è un libro che si propone come viaggio personale e universale insieme, in cui il protagonista mette in scena le proprie contraddizioni, le cadute, le nostalgie e i sogni.
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